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INDOMITI | La diversità come tabù

Uscire dal vivere noioso del politicamente corretto. 

Il mio interesse si sposta sul tabù dell’ipocrisia che spesso accompagna l’uso della parola “uguaglianza”.

Credo che sia molto difficile ammettere con sé stessi che il diverso esiste e ne dobbiamo trarre spunti assennati per sedare questa inutile pretesa dell’uguaglianza senza rispetto per le nostre meravigliose differenze. 

Quando sento definire uguale a me chi corre i cento metri, oppure chi non ha nemmeno il coraggio di sedersi di fronte a me, mi sento profondamente offeso.

Io non corro ma sto seduto in carrozzina, io vorrei correre ma non so come si faccia. 

C’è chi può correre e potrebbe sedersi su una carrozzina, ma non lo fa.

Fa paura la carrozzina.

È impossibile aspettarsi di comprendere fino in fondo la fervida, astenica, terribile verità di una vita trascorsa su una carrozzina, se non la si è vissuta.

Io non ho paura di correre.

Non posso.

Tu puoi sederti su una carrozzina.

Non vuoi.

Non siamo uguali.

Riconoscilo.

Tu corri io no, tu pensi io anche.

Martino Vecchi


Tabù è la paura dell’altro nei confronti del diverso: colui che non rispecchia i canoni della perfezione. Resto convinta che ci siano standard che impone questa società.

Standard fisici estetici e mentali che se non rispettati ti rendono diverso, una mosca bianca in un mondo di nere.

Ritengo che la diversità sia bella, ma non un dono caduto dal cielo. 

A volte è una benedizione, altre è una condanna.

Penso che vivere secondo ciò che la società ci impone sia sbagliato e finisca per alienare l’individuo.

L’essere umano deve avere la capacità di ribellarsi e di scardinare queste imposizioni, affrontando e superando barriere mentali della società moderna.

Ritengo che l’inclusione sia il primo passo per cominciare una ribellione.

Alcuni episodi personali mi hanno ferita: a scuola, per strada, la gente mi scruta, mi analizza, senza riuscire a entrare in relazione con il mio essere autistica.

Li capisco ma non li giustifico, sono ignoranti nel vero senso della parola.

Basterebbe sensibilità d’animo e intelligenza basica per capire che non faccio paura.

Non sono un mostro, sono Anna.

Anna Scaruffi


Gli Indomiti sono il progetto editoriale de Il Giardino del Baobab di Reggio Emilia, nato per dare spazio alle parole e ai pensieri di persone con disabilità comunicative, attraverso la scrittura come strumento di espressione, relazione e partecipazione.

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